Non è per vanto, né per aver memoria, che s’indossa il colore della sera
o del mattino, ma per scrivere un rigo d’altra storia accanto al passo
stanco del vicino.
Antica è la veste, saggia la tradizione, che un tempo il volto chiudeva
nella buffa, perché il bene non cerca approvazione e nell’anonimo dono
si rinfuffa.
“Che Iddio ve ne renda merito”, si diceva, mentre la mano il peso
dell’altro sollevava.
Oggi il richiamo è un grido di sirena, un lampo giallo che squarcia il
buio pesto, ma l’anima è la stessa, ferma e serena, pronta al soccorso, al
sacrificio, al gesto.
Non è solo scienza o tecnica che cura, ma quel restare quando il mondo
trema, vincere insieme l’ombra della paura diventando corda di un’unica
catena.
Essere Fratello, essere Sorella, non è un titolo appeso su un cartone, è
farsi porto nella tempesta più fella, senza chiedere il nome o la nazione.
È Misericordia: il cuore all’infelice, un’umiltà che non domanda gloria,
perché chi serve è solo la radice che nutre il fiore di un’umana vittoria.
(F.L.)


